Percorso Rio Re

Immagine Percorso Rio Re

    Informazioni Generali

  • Corso d'acqua
  • Via Rio Re 24021 Albino (Bg)

Descrizione Morfologica
Le sorgenti che danno acqua al Comune di Albino, come quelle che alimentano il Rio Re, in parte derivano dallo stesso acquifero, quello del sovrascorrimento; la struttura che guida le circolazioni idriche sotterranee è detta il “sovrascorrimento di Albino”. Le rocce con permeabilità da media a scarsa, che costituiscono la maggior parte dei rilievi montuosi di Albino, comprendendo le formazioni della Dolomia Principale (monte Cereto), del Calcare di Zorzino (monte Altino) e quelle giurassiche (monte Rena, monte Misma).
Nelle strutture tettoniche che coinvolgono tali rocce si insediano gli acquiferi sotterranei dalla cui superficie di discontinuità scaturiscono numerose sorgenti molto importanti (zona Rio Re e zona torrente Albina), alimentate in cospicua parte delle acque meteoritiche che penetrano nel sottosuolo (da Studio geologico per la variante generale n.3 del PGT).
A oggi le sorgente del Rio Re sono impiegate a uso idropotabile, e la portata media rilevata è di 47 l/s (dati da provincia di Bergamo). Pur non essendo sorgenti calde, siccome sgorgava l’acqua in molta copia dal suolo, il luogo dove si collocano le sorgenti era detto “Bòi del Re”, cioè luogo dove l’acqua erompeva come se bollisse.

Descrizione Storica
Fino alla metà dell’Ottocento fu il corso d’acqua canalizzato più importante dell’Albinese; oltre a muovere le ruote dei principali opifici, forniva acqua a fontane e lavatoi, irrigava le terre circostanti e le marcite situate sulla piana del Serio e, nel medioevo, colmava con tutta probabilità la fossa al castello vescovile.
La prima menzione del Rio Re risale al 1196, lo si chiama fiume Ril; viene detto rio, rivo, rino (toponimo di origine celtica) nei secoli seguenti, si trova la forma Rio Re solo nel 1767.
Nonostante la brevità del suo corso, circa un chilometro, con un dislivello di poco più di 50 metri dalla sorgente alla piana del Serio, vi si concentrano i principali opifici grazie all’abbondanza ed alla regolarità delle sue acque, con temperatura costante, fresca d’estate e temperata d’inverno, tant’è che i suoi opifici nel 1709, “l’anno del gran freddo, furono si può dire i soli di tutta la valle che lavorassero, essendo tutte l’altre acque ghiacciate”.
Almeno venti ruote punteggiavano il suo breve corso nel Cinquecento (14 folli, 6 mulini e 4 tintorie); erano ancora diciotto nei primi decenni dell’Ottocento. In nessun punto le acque venivano lasciate fluire liberamente, ogni tratto del percorso del fiume era ingegnosamente sfruttato per muovere le ruote idrauliche. Un canale si infossava nel terreno appena dopo un salto d’acqua, per poi tornare a innalzarsi in condotte impermeabilizzate col cocciopesto, talvolta poste su arconi in muratura, per giungere al salto successivo.
Il Rio Re delineava l’asse delle manifatture albinesi, che si andava a innestare perpendicolarmente sull’asse viario dei commerci di valle.
Il grande aumento della popolazione bergamasca e le ricorrenti epidemie di colera, resero necessario approvvigionare i centri abitati di acqua potabile prelevandola anche da sorgenti molto distanti.
Nel 1927 venne decretato l’inizio della fine del secolare sfruttamento della acque del Rio Re per usi civili ed agricoli; una convenzione tra il Comune di Albino, l’Azienda acquedotti del Comune di Bergamo e il Consorzio dei Comuni della sponda sinistra del Serio stabilì che dei 158 l/s che costituivano la portata normale delle sorgenti, 55 venissero prelevati per l’acquedotto dei Comuni della sponda sinistra del Serio, 30 per l’acquedotto di Bergamo, mentre 8 avrebbero continuato ad essere prelevati per l’acquedotto di Albino, solo 65 l/s sarebbero stati lasciati per gli antichi usi.
I prelievi aumentarono ancora nel 1936, i quattro quinti delle acque della sorgente risultavano captati dai tre acquedotti.

Elementi significativi
Nel 1252 si concesse a Girardo Folchetto di Albino di edificare un follo sul Rio Re sotto la ripa molinorum (ripa dei mulini), la scarpata dei Carotti che per il forte dislivello, un salto di ben tredici metri, ha favorito per secoli la maggiore concentrazione di ruote idrauliche. Carotti viene dal bergamasco Caròcc, termine dal significato incerto (si è ipotizzato potesse significare case rotte: infatti nello scontro Guelfi-Ghibellini in zona furono demolite delle torri).

Bibliografia

AA.VV., Storia delle terre di Albino: dalle origini al 1945, vol. 2 I temi, a cura di Alberto Belotti, Orazio Bravi e Pier Maria Soglian, Brescia, Grafo, 1996

FRANCO INNOCENTI, Il mulino Fassi sul Rio Re ,R.C.S.A., Albino, ottobre 1997

FRANCO INNOCENTI, La risorsa idrica e l’economia albinese nel XIX e XX secolo, dispensa, giornate della Storia e dell’Arte 2003

MARIO DA SOVERE, La toponomastica del Comune di Albino, Villa di Serio, Edizioni Villadiseriane, 1996

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