Sedime dei Mori

Immagine Sedime dei Mori

    Informazioni Generali

  • Fabbricato Sec. XV
  • Via Sant'Anna 24021 Albino (BG)

Descrizione Morfologica
Nel Cinquecento il sedime dei Mori è costituito da una serie di edifici a cortina, collocati sul bordo settentrionale ed occidentale di un grande cortile posto sul primo terrazzo fluviale, in posizione panoramica rispetto al fondovalle. Dal cortile si accede agli orti ed ai campi, che si protendono parte in declivio e parte in piano fino alla seriola del Comune.
Le case allineate lungo la via Nova hanno a piano terra degli esercizi commerciali, le apoteche che assumono la funzione di negozio, magazzino o laboratorio artigianale secondo le esigenze del proprietario o del conduttore. Vi sono anche delle caneve o cantine idonee alla conservazione del vino, dei latticini e degli insaccati, una delle quali è collocata sotto l'andata o accesso al sedime dei Mori che consente il transito carrale verso il cortile e la zona agricola sottostante.
Gli spazi a disposizione delle singole unità famigliari, con ambienti a celtro a piano terra e stanze sovrapposte, sono abbastanza contenuti e dislocati in modo promiscuo, a seguito dei frazionamenti delle eredità.
Il sedime dei Mori si configura come un comparto a carattere popolare, abitato da artigiani e da famiglie di modesta condizione economica.
Migliore è la sistemazione abitativa di Francesco Moroni, padre del pittore, che essendo figlio unico non ha dovuto condividere la casa con altri ed inoltre gli perviene nel 1538 anche la porzione dello zio Giacomo, di cui è l'unico erede.
Nei pressi del sedime dei Mori c'è un impianto per la preparazione della calce e dei laterizi: per questo la zona è conosciuta anche come contrada della fornace. L'attività edilizia richiede la disponibilità di attrezzature (pali e tavole per impalcature) e di materiali (calce, pietre lavorate, laterizi ecc.), che necessitano di adeguati spazi di stoccaggio. Non stupisce quindi che il cortile dei Mori abbia dimensioni più estese rispetto alle case comuni.
Le terre agricole che circondano il sedime dei Mori sono costituite da orti in prossimità del cortile e delle abitazioni, e da coltivi con filari di vite nella zona più a valle, fino alla seriola del Comune, il canale d'acqua che attiva le ruote a pale degli opifici situati in fondo a Via Nova.
Ad est del sedime dei Mori c'è un orto circondato da muro, ampio poco più di una pertica, in cui sono installate tre clauderas (ciodére) per l'asciugatura e la tensione dei panni lana di proprietà dei De Spino contraddistinti dal soprannome Done, disattivate prima del 1588 quando l'appezzamento è trasformato in brolo; vi si accede attraverso un percorso campestre proveniente dal sedime dei Mori.
La casa di Francesco Moroni, padre del pittore, e quindi di Giovan Battista figlio non emancipato, è situata sul confine meridionale dell'orto annesso al nucleo iniziale del monastero di Sant'Anna; è addossata ad oriente alla casa dello zio Giacomo e ad occidente a quella del cugino Pietro Mori.
Il 16 agosto 1532 Francesco Moroni, in procinto di trasferirsi a Brescia, affitta per 5 anni una porzione della sua casa, il cortile e l'orto a Gelmino de Melis di Piano. Il documento di affittanza fornisce una descrizione sintetica dell'edificio, tale da non consentire la lettura delle sue componenti strutturali: delinea una petia terre casate copate solerate et areate, quindi una casa composta da piano terra e primo piano, coperta da coppi e con un'aia di pertinenza. La casa di Francesco Moroni confina a nord direttamente con l'orto delle Monache di Sant'Anna, mentre quella a lui affiancata verso est che appartiene allo zio Giacomo confina a nord con la terra della fornace dei Da Leffe. Quindi il muro di clausura delle Monache giunge direttamente sul confine fra le due case.
Quella casa si apre a meridione sul grande cortile in cui la vista spazia sul panorama di fondovalle e sulle balze collinari di San Rocco, del Dosso e della Santissima Trinità. In fondo al cortile, lungo il muro di recinzione, Francesco Moroni ha concesso nel 1519 al cugino Pietro una servitù di transito anche carrale per accedere ai campi; oltre quel muro c'è l'orto di famiglia. L'orto di Francesco Moroni è prospiciente alla sua porzione di cortile ed alla sua casa.
Nel XVI° secolo diversi atti notarili registrano il pittore o i suoi famigliari fra i confinanti degli appezzamenti di terra circostanti: vi troviamo Francesco Moroni, Giovan Battista, Alessandro e Mario Moroni figli di Giovan Battista e i loro eredi.
Francesco Moroni in una testimonianza dell'anno 1566 afferma di essere stato in passato affittuario delle Monache nella casa che si affacciava sulla Piazza di Albino, che poi fu venduta a Lazzaro Solari.

Descrizione Storica
L'estimo di Albino del 1476 permette di ricostruire l'assetto urbanistico completo del comparto compreso fra la Via Nova, la strada del Comune di Bergamo e la Via di Codagro. Nelle polizze di Pecino Mori cementarius e di Ambrogio Mori, che vadit murando ut magistro, sono registrate le loro case e terre in contrada della fornace. Una delle case di Pecino Mori è collocata ubi erat fornacem: quell'ubi erat potrebbe segnalare che l'impianto non è più attivo ed i Mori potrebbero aver rinunciato a produrre in quel luogo i materiali essenziali per la loro attività, e se ne ha riscontro in due atti notarili del 1498 con cui Pecino acquista della calce.
Nella polizza d'estimo di Pecino Mori (nonno dell'architetto Andrea Moroni) non sono citati i suoi fratelli Moretto (nonno del pittore) e Giacomo, all'epoca ancora minori.
Nell'ultimo decennio del Quattrocento Moretto è proprietario di una casa addossata a quella del fratello Giacomo, che chiude ad est la cortina delle abitazioni sul lato settentrionale del cortile dei Mori.
Nel 1497, per probabili difficoltà economiche, Moretto vende con diritto di riscatto la sua casa a Pietro Vitali, ma la riprende in affitto perpetuo (enfiteusi): è questa una prassi diffusa in quell'epoca per ottenere un prestito. Pietro Vitali con lascito testamentario cede poi la casa del Moretto alla Misericordia di Albino e solo nel 1569 Francesco Moroni, padre del pittore, che non ha mai cessato di tenerla, ne riacquista la proprietà versando il riscatto.
Ambrogio Mori nel 1502 divide il suo patrimonio tra i figli: a Bernardino tocca la casa con apoteca collocata sull'angolo delle due ali della cortina di immobili; Pietro acquisisce la casa situata ad ovest di quella del pittore; ad Antonio, sarto di professione ma anche taverniere, è assegnata una casa al di là della strada, di fronte al sedime dei Mori. Dopo la morte di Antonio Mori, sua moglie Caterina Marinoni ed il figlio Fra Alberto, ultimo monaco di Valle Alta, hanno anche una porzione abitativa all'interno del sedime stesso.
Nei primi decenni del Cinquecento troviamo una fornace con casupola, portici ed attrezzature nella terra dei Da Leffe, a nord-est del sedime dei Mori; vi si accede dalla strada di Bergamo, passando per l'andata della casa degli stessi Da Leffe vicina alla Piazza.
Una serie di transazioni immobiliari che si sviluppano in quel comparto fra il 1484 ed il 1519 ci permettono di leggere in dettaglio gli edifici e le aree agricole ivi esistenti.
L'architetto Andrea Moroni, che nasce e cresce nel sedime dei Mori, nel 1529, dopo la morte del padre, possiede assieme ai fratelli due unità immobiliari in questo comparto. La prima, collocata in fregio a via Nova, è composta da una apoteca con un casello, immediatamente a monte dell'andata che immette al sedime; una scala lungo la stessa andata porta alla cucina ed alla camera situate al primo piano. La seconda piccola unità è situata all'interno del sedime e confina a nord con le Monache di Sant'Anna.
Quando le Monache sentono l'urgente bisogno di espandere le strutture del monastero, prende forma il progetto di allestire un Conventino acquistando, una porzione dopo l'altra, tutte case del sedime dei Mori ed anche i terreni circostanti fino alla seriola. Anche la casa del pittore è incorporata nelle strutture del monastero. Nel 1633 i nipoti di Giovan Battista Moroni, che risiedono a Brescia, vendono la casa, l'aia e l'orto già del pittore a Francesco Tomini, che li dona al monastero di Sant'Anna in conto della dote della figlia che si è fatta monaca. Le Monache acquistano le altre porzioni del sedime dei Mori tra il 1623 ed il 1635.

Elementi Significativi
È utile ribadire che Giovan Battista Moroni non trae le origini da Bondo e che c'è stata confusione fra Moretto Barzini, antenato di Battistino Moroni, e Moretto Mori nonno del pittore, quasi coevi, ma appartenenti a due realtà famigliari ben diverse. Le tradizioni orali rilevate da Davide Cugini circa l'esistenza della casa del pittore al Dosso di Bondo si riallacciano forse a Giovanni Moroni pittore del primo Seicento, il cui cartiglio appare nell'affresco della cappella della parete orientale della chiesa di San Nicola di Nembro, ma di cui poco si conosce.
L'erronea localizzazione della casa di Giovan Battista Moroni da parte di Francesco Rossi, che pur l'aveva stabilita sulla base della lettura di documenti storici, deriva da una non sufficiente conoscenza del contesto albinese, facendo coincidere la platea strate, piazza situata al centro della strada per Bergamo, attuale via Mazzini, con la piazza della chiesa parrocchiale, nei cui pressi ha ritenuto di porre la casa del pittore.

Riferimenti Catastali
Censuario di Albino, mappali 40, 41, 44, 48 

Bibliografia

Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, a cura di Simone Facchinetti, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004

BENVI ACERBIS, Moroni pictore dal Bino, giornata moroniana 2008

PAOLO OSCAR, FRANCO INNOCENTI, La contrada di Piazzo e il centro storico di Albino (BG) nei catasti storici

GIAMPIERO TIRABOSCHI, Il sedime dei Mori e la casa di Giovan Battista Moroni

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