Percorso Rio Re

Argomenti :
Patrimonio culturale
Indirizzo Via Rio Re, 24021 Albino BG, Italia
Punti di contatto
Cap 24021
Modalità di accesso

Il percorso si sviluppa su strada asfaltata e sterrata, sono presenti alcuni gradini. Accesso libero. 

Fino alla metà dell’Ottocento fu il corso d’acqua canalizzato più importante dell’Albinese; oltre a muovere le ruote dei principali opifici, forniva acqua a fontane e lavatoi, irrigava le terre circostanti e le marcite situate sulla piana del Serio e, nel medioevo, colmava con tutta probabilità la fossa al castello vescovile. La prima menzione del Rio Re risale al 1196, lo si chiama fiume Ril; viene detto rio, rivo, rino (toponimo di origine celtica) nei secoli seguenti, si trova la forma Rio Re solo nel 1767. Nonostante la brevità del suo corso, circa un chilometro, con un dislivello di poco più di 50 metri dalla sorgente alla piana del Serio, vi si concentrano i principali opifici grazie all’abbondanza ed alla regolarità delle sue acque, con temperatura costante, fresca d’estate e temperata d’inverno, tant’è che i suoi opifici nel 1709, “l’anno del gran freddo, furono si può dire i soli di tutta la valle che lavorassero, essendo tutte l’altre acque ghiacciate”. Almeno venti ruote punteggiavano il suo breve corso nel Cinquecento (14 folli, 6 mulini e 4 tintorie); erano ancora diciotto nei primi decenni dell’Ottocento. In nessun punto le acque venivano lasciate fluire liberamente, ogni tratto del percorso del fiume era ingegnosamente sfruttato per muovere le ruote idrauliche. Un canale si infossava nel terreno appena dopo un salto d’acqua, per poi tornare a innalzarsi in condotte impermeabilizzate col cocciopesto, talvolta poste su arconi in muratura, per giungere al salto successivo. Il Rio Re delineava l’asse delle manifatture albinesi, che si andava a innestare perpendicolarmente sull’asse viario dei commerci di valle. Il grande aumento della popolazione bergamasca e le ricorrenti epidemie di colera, resero necessario approvvigionare i centri abitati di acqua potabile prelevandola anche da sorgenti molto distanti. Nel 1927 venne decretato l’inizio della fine del secolare sfruttamento della acque del Rio Re per usi civili ed agricoli; una convenzione tra il Comune di Albino, l’Azienda acquedotti del Comune di Bergamo e il Consorzio dei Comuni della sponda sinistra del Serio stabilì che dei 158 l/s che costituivano la portata normale delle sorgenti, 55 venissero prelevati per l’acquedotto dei Comuni della sponda sinistra del Serio, 30 per l’acquedotto di Bergamo, mentre 8 avrebbero continuato ad essere prelevati per l’acquedotto di Albino, solo 65 l/s sarebbero stati lasciati per gli antichi usi. I prelievi aumentarono ancora nel 1936, i quattro quinti delle acque della sorgente risultavano captati dai tre acquedotti.

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