Casa Pradelì

Argomenti :
Patrimonio culturale
Indirizzo P.za Carnevali, 24021 Albino BG, Italia
Punti di contatto
Cap 24021
Modalità di accesso

La casa si trova nel centro storico (lastricato in porfido) e non è visitabile internamente.

Descrizione Morfologica

La Casa Pradelì, così chiamata dal soprannome del salumiere che ne era proprietario nel secondo dopoguerra, è situata in Piazza Carnevali con ingresso al civico n.5. L’edificio ridisegnato e sopraelevato negli anni settanta del Novecento, mantiene integro il portale quattrocentesco in pietra bugnata, che nella chiave di volta ha scolpito lo stemma dei Comenduno. La facciata al primo piano, su cui si aprono due finestrelle, è ricoperta da un grande affresco, che rappresenta il più importante documento figurativo esterno del rinascimento albinese giunto fino a noi.

Descrizione Storica

Dalla seconda metà del Quattrocento la città di Albino presentava edifici con intonaci vivacemente colorati e talora con figurazioni, secondo la tradizione diffusa in tutto il territorio della Serenissima. Della città dipinta rimane ancora l’Annunciazione sotto il portico della Madonna della Neve e tracce molto labili e quasi illeggibili sugli intonaci di San Bartolomeo, della Ripa e di Santa Maria Elisabetta a Comenduno. Giuseppe Mozzi, storico del Settecento, che nelle sue “Antichità Bergamasche” ha raccolto una cronologia di notizie del quattrocento albinese, segnala che il dipinto è stato realizzato nel 1499 sulla facciata della casa che in precedenza era stata l’abitazione di Isnardo Signori da Comenduno. Sulla chiave di volta del portale gotico in pietra bugnata è infatti scolpito lo stemma dei Comenduno. Isnardo Signori, figlio di Antonio detto Bugatto, è una figura di rilievo nel panorama politico della sua epoca quale artefice della dedizione della Valli Bergamasche alla Serenissima nel 1428 e come ambasciatore della città di Bergamo a Venezia nel 1439. Nella seconda metà del Quattrocento viene a risiedere in quella casa la famiglia Seradobati originaria di Bracca, che si inserisce stabilmente nella società albinese esercitando la mercatura dei panni lana. Si afferma economicamente e celebra i valori culturali della famiglia con il grande affresco. La casa divenuta proprietà dei conti Spini, viene vincolata al legato del conte Giovanni che con testamento del 6 giugno 1730 obbliga il fratello Conte Carlo a provvedere una casa e terreni, il cui usufrutto, sia dato in perpetuo ad un buon sacerdote che faccia gratis scuola a 20 ragazzi poveri del Comune. Nel 1904 la casa è venduta ai privati per devolvere il ricavato nell’acquisto della sede del nuovo asilo infantile.

Elementi Significativi

L’affresco, sormontato da una fascia di grottesche, è articolato in più riquadri il cui significato complessivo pare essere la celebrazione di valori culturali della famiglia Seradobati. Il leone di San Marco oltre a testimoniare la convinta appartenenza del territorio alla Serenissima, esprime le fortune economiche della famiglia, che derivano da un proficuo commercio di panni lana verso Venezia, da cui riporta varie mercanzie da smerciare nella zona. La figura di Sant’Antonio abate e l’Annunciazione esprimono valori devozionali condivisi in larga parte dalla popolazione albinese. Sotto la finestrella di destra è raffigurato il marchio mercantile Seradobati; sotto l’altra finestrella e all’estremità destra appare il loro stemma. Gli autori dell’affresco sono ignoti: era attiva allora a Desenzano la bottega dei Marinoni, che poteva avvalersi della collaborazione di altri pittori locali; fra questi Antonio Paieroli, originario di Miragolo, che, dopo un soggiorno a Venezia, ha vissuto in quegli anni ad Albino e la cui moglie era stata proprietaria della casa attigua a quella affrescata. In uno dei locali al primo piano è affrescato un Ecce Homo. Gli affreschi sono stati sottoposti a due interventi di restauro. Il primo risalente agli anni Settanta dal restauratore Allegretti; il secondo realizzato da Lutti Restauri nel 2008. La casa è vincolata con decreto del 29 novembre 1911 della Soprintendenza ai Beni Storici Artistici della Lombardia (prot.27518).

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