Palazzo Benvenuti

Argomenti :
Patrimonio culturale
Indirizzo Via Giuseppe Mazzini, 61, 24021 Albino BG, Italia
Punti di contatto
Cap 24021
Modalità di accesso

Il palazzo si trova nel centro storico (lastricato in porfido) e attualmente non è visitabile internamente.

Descrizione Morfologica

L’edificio ha una struttura a corte affine ad altri edifici storici presenti sulla via Mazzini. Ad eccezione della facciata, tipologicamente ben conservata e interamente restaurata nel 2003, il fabbricato presenta alcune superfetazioni che ostruiscono parzialmente i loggiati e la balconata delle fronti interne, ed elementi impropri localizzati tra i quali, in evidenza per corposità dell’intervento ed incongruenza architettonica, la parziale saturazione della corte dovuta all’ampliamento degli uffici a piano terra ed all’inserimento di un locale caldaia. Al piano terra, oggi interamente occupato dai locali della Direzione Didattica, si alternano sale in affaccio sulla via Mazzini e sulla piccola corte interna; la parte strutturale è costituita da soffitti voltati, volte a botte o a padiglione con lunette laterali, e pareti portanti in pietrame intonacato; anche il locale interrato, destinato a cantina, conserva le arcate del soffitto e forma, con tutto il piano terra, la parte inferiore di un basamento murario posto a sostegno delle sovrastanti strutture in elevazione. Dei pavimenti originari non rimane traccia, sostituiti da tempo con marmette in graniglia o con le più recenti piastrelle in ceramica. Il primo piano ospita due sale espositive, un grande salone e alcuni vani accessori; l’intera porzione di piano risulta completamente ristrutturata. I locali posti nell’ammezzato sono attualmente sede di associazioni di volontariato. Il secondo piano, che ospita materiale d’archivio e parte della pinacoteca, presenta solai in legno pavimentati con marmette di graniglia o con caldana in cemento; i locali sono spogli e mancano di qualsiasi elemento decorativo, ma il piano mantiene in modo rigoroso le finiture e i materiali di epoche più antiche: il loggiato chiuso da serramenti in ferro, tracce di pavimento in cotto, i varchi delle porte con le cornici in pietra. La scala di collegamento dei piani è in marmo con pannellature verticali dello stesso materiale; il tetto è costituito da struttura in legno con copertura in coppi.

Descrizione Storica

Fin dal Quattrocento l’edificio è di proprietà della famiglia Benvenuti, prima follatori e poi mercanti di panni con sedi decentrate a Chieti (ove esercitavano anche il prestito di denaro ed erano percettori delle gabelle) e Benevento. Assume nei primi decenni del Seicento la sua funzione di residenza signorile grazie al giovane Francesco Benvenuti, rientrato ad Albino nel 1631 da Chieti. Il suo sforzo di ascesa sociale si spegne nel 1637 con il suo assassinio da parte di un bravo degli Spini. È stato redatto l’inventario dettagliato degli arredi di tutto l’edificio, tipico di una agiata famiglia borghese dell’epoca. Il palazzo passa nel 1680 ai conti Spini, che lo cedono al monastero di Sant’Anna per essere usato come foresteria. Dopo la soppressione napoleonica del monastero l’edificio è ceduto nel 1802 al Comune, che lo adibisce prima a municipio, e successivamente a Segreteria dell'Istituto Comprensivo.

Elementi Significativi

Per quanto riguarda la presenza di elementi artistici si segnala il ritrovamento, avvenuto nel 1984 durante i lavori di ristrutturazione del piano terra, di una fascia di affreschi suddivisa in cinque pannelli con altrettante immagini a carattere devozionale (Cristo nel sarcofago, San Cristoforo con Gesù Bambino sulla spalla destra, Cristo in trono, San Bernardino da Siena e San Sebastiano); gli affreschi, situati in un piccolo locale in affaccio sulla corte, appaiono in un insieme omogeneo, ma le singole figurazioni sono largamente mutile o frammentarie, oltre che danneggiate da una fitta martellinatura praticata su tutta la superficie per consentire la presa del nuovo intonaco. Mancando qualsiasi riferimento a scritte o date, risulta difficile specificare l’epoca delle raffigurazioni, collocabili approssimativamente ad una produzione pittorica locale del terzo quarto del ‘400: si può però ipotizzare che gli affreschi riemersi costituissero la decorazione parietale di una cappella privata, interna al palazzo, che vista la collocazione doveva disporsi in asse perpendicolarmente alla strada e che doveva comunque avere proporzioni modeste.

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